domenica 17 marzo 2013

Femminicidio e i rimedi della politica

Giusto per fare un po' di chiarezza, credo convenga spendere qualche parola per questa storia del femminicidio, tema con il quale ho inaugurato questo modesto blog, e sui modi che i partiti hanno scelto per risolvere (o liquidare) il problema. 
Come scrissi già in passato, ritengo innanzitutto che il fenomeno non sia attuale, ma molto molto vecchio. Non è un problema degli ultimi anni, né si sta aggravando come vuole farvi credere quella tizia che fa la voce seria e contrita al telegiornale. 

Qualche cifra aiuterà sicuramente a far luce sulle mie affermazioni d'apertura: nel 2003 abbiamo avuto 192 donne uccise, nel 2009 erano 172, nel 2010 sono scese ancora a 156 e nel 2011 sono state 137. Non ho trovato i dati anno per anno perché le ricerche sul sito dell'Istat sono parecchio macchinose, ma questi dati dovrebbero bastare a capire il trend: è in discesa, per fortuna. Niente escalation, niente follia generalizzata, niente epidemia. L'unica cosa in escalation è l'incompetenza dei giornalisti a fare un discorso serio e basato su dati reali. 

E' sicuramente aumentato, invece, il clamore mediatico riguardo al fenomeno. Questo presenta due conseguenze, una positiva ed una negativa:
- la conseguenza positiva è che molte donne, spinte dalla denuncia sociale verso il trattamento che stanno subendo in silenzio, trovino il coraggio di rivolgersi ad associazioni od istituti capaci di proteggerle, di denunciare o, almeno, di chiedere aiuto a qualche parente o conoscente; allo stesso modo, donne a conoscenza di casi di maltrattamenti reiterati su terzi, potrebbero convincersi a smetterla di pensare che "chi se fa i cazz' soj' campa cent'anni" ed andare a denunciare. 
- la conseguenza negativa è che il clamore e l'indignazione sono facili da cavalcare per i politici e per i media. Sono, anzi, un invito a nozze. Una folla rabbiosa (pensate a quelle di manzoniana memoria) è come un toro che rincorre il primo panno sventolato, quindi basta arrivare sul posto prima degli altri e farsi inseguire. Beppe Grillo lo ha capito e ha raccolto grandi numeri alla Camera e al Senato. Pare ci siano arrivate persino la Bongiorno e la Carfagna, che sono spuntate nel novembre scorso con una proposta di legge che ora qualche partito vuole riprendere. Proposta di legge che, spoiler, è l'ennesimo specchietto per le allodole, fatto con il copia e incolla da alcuni punti della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, detta anche Convenzione di Istanbul. Sì, i Paesi islamici ora sono garanti dei diritti delle donne. 

La proposta di legge in questione è motivata da alcuni passaggi che mi hanno fatto rabbrividire per l'arretratezza dei concetti e per la superficialità con la quale un avvocato come la Bongiorno pretende di trattare la piaga sociale degli uomini stupidi e della gente che vuole campare cent'anni. 
Senza farvela lunga: la Bongiorno e la Carfagna vogliono punire con l'ergastolo l'omicidio commesso "in reazione ad un'offesa all'onore proprio o della famiglia o a causa della supposta violazione da parte della vittima di norme o costumi culturali, religiosi, sociali o tradizionali.
In altre parole, vogliono punire con l'ergastolo chi uccide il proprio coniuge perché è stato tradito o suppone di esserlo stato (violazione del costume della fedeltà). 

Senza essere un giurista di professione, mi sembra che si tratti di un'aggiunta inutile al codice penale, che all'art. 577 prevede già la pena dai 24 ad i 30 anni per l'omicidio commesso contro il coniuge, a prescindere dalle motivazioni. 
Il problema, come scrivevo appunto mesi fa, è che il giudice deve anche voler punire il fatto. Se il giudice non ha intenzione di applicare le aggravanti già esistenti è inutile inventarsene di altre ed aggiungerle ad un codice già complesso e arretrato. E' facile giocare con le attenuanti per dare qualche anno in meno all'omicida che, una volta in carcere, potrà fare il bravo ed essere scarcerato anche prima del previsto. 
Se dunque manca la volontà dei giudici, di tutti i giudici, di garantire i dovuti diritti alle vittime di mariti o mogli (le includo giusto per parità) violenti, stiamo soltanto perdendo tempo. E sappiamo che, nella sua vecchiaia ed arretratezza culturale, la maggioranza dei giudici neanche si rende conto della gravità del fenomeno e di quanto sia ormai fuori dal tempo. 
Il marito che picchia la moglie per educarla è ancora qualcosa di normale per molti over 50, purtroppo. E' invece aberrante che un individuo si faccia destinatario del diritto di educare con le botte un suo pari, che invece ne sarebbe spoglio per convenzione sociale. 

Ma ritorniamo alla proposta di legge. La sostanza della proposta sta, quindi, nel creare una nuova aggravante all'omicidio. 
La motivazione addotta a tale proposta è che una pena più severa possa fare da deterrente e quindi scoraggiare gli uomini stupidi dal commettere il fatto. 
Una pretesa che farebbe ridere chiunque, non capisco perché due laureate in giurisprudenza non se ne rendano conto. E' evidente da ciò che il loro unico obiettivo sia quello di raccogliere i voti delle donne indignate. 
Se le cose stessero davvero così, basterebbe dare l'ergastolo per ogni reato e cancellare la criminalità dal Paese. Con la pena di morte, poi, avremmo persino un surplus di bontà della gente. 
La realtà è che chi commette certi delitti è una persona estremamente ignorante ed arretrata, così tanto che probabilmente non verrà mai a conoscenza dell'aggravante. Probabilmente non conosce neanche il numero preciso di anni da scontare per il reato di omicidio. Lo stima sui 20-30 anni, ma la sua reazione verso la moglie non sarà certo motivata da un anno in più di prigione. 
Può essere deterrente un grande aumento della pena per un reato minore che prevedeva una pena irrisoria, ma nel caso dell'omicidio siamo già ai massimi. Una piccola variazione è pressoché insignificante e, comunque, ne verrebbero a conoscenza solo coloro che, prima di commettere omicidio, aprirebbero il Codice Penale per vedere a cosa vanno incontro. 

Mi si dirà: certo, l'effetto deterrente non ci sarà, ma è giusto punire in modo severo gli autori di questi crimini. 
Rispondo già: fai presto ad usare la parola "giusto". 

Se per giustizia vogliamo intendere la vendetta sociale verso il reo, allora siamo sulla buona strada. Un cittadino commette un reato, la società si vendica sbattendolo in prigione per trent'anni e si soddisfa di questo atto di giustizia. E' un po' come quando nei villaggi medievali veniva scoperto il ladro di vacche e tutti i paesani lo picchiavano a morte in piazza. Era una giustizia certa, veloce e letale, eppure di ladri di vacche è piena la storia.

Se per giustizia vogliamo intendere invece il mantenimento dello status quo, cioè dell'ordine, della garanzia dei diritti, allora dobbiamo fare di più che introdurre una inutile aggravante. 
Dobbiamo pensare alla prevenzione, ed è di questo che si occupa la Convenzione sopra menzionata. Si occupa dell'educazione, della sensibilizzazione ma, soprattutto, sulla creazione di istituti appositi per la denuncia dei casi di maltrattamento e di rifugi nei quali le vittime possono trovare sicurezza in attesa che le autorità agiscano. 

Di tutto ciò i nostri politici non hanno parlato. Si parla soltanto di "legge sul femminicidio", come se l'omicidio di un coniuge non fosse già punibile con il massimo della pena. 
Sull'onda dell'indignazione, si tenta di raccogliere voti promettendo la testa del criminale, senza pensare invece a quali sono i motivi della violenza e a come le vittime possano difendersi in attesa che le lentissime e strafottenti autorità facciano qualcosa. 

Si dirà ancora: "Ok, ma è un passo avanti".
Non è un passo avanti, è invece un passo, un passo e basta. Dopo che l'Italia avrà adottato una legislatura così cieca e superficiale per il fenomeno, si smetterà di parlarne. I politici si trinceranno dietro la scusa dell'aver già preso tutti i provvedimenti necessari, mentre i partiti che avranno caldeggiato la legge ci marceranno su per mezzo secolo. In poche parole, l'adozione di una legislazione scarna esime tutti i politici a venire dall'integrarla. Qualcuno farà finta di risolvere il problema, quindi nessun altro potrà farlo dopo. 

Per questo motivo questa proposta di legge non può essere accettata dal popolo, né possono essere accettate proposte che pretendono di risolvere il problema con medievali inasprimenti delle pene. 

Spero di essere stato chiaro e sintetico, come al solito. Non ho saputo abbreviarmi di più e chiedo scusa al lettore di passaggio, ma invito ancora una volta a  lasciar stare i telegiornali e documentarvi da soli. 

La Carfagna, se avesse davvero la panacea a tutti i mali del mondo, non la staremmo prendendo per il culo a quest'ora. 


4 commenti:

  1. Complimenti per l'articolo, Luigi.

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  2. Comunque, per quanto riguarda gli anni per il reato di omicidio noto che certe volte anche molte donne siano assolte, ad esempio nel caso in cui una donna ammazza un bimbo, quindi il caso dell'infanticidio...
    Nel caso in cui un uomo uccide una donna, non capisco perchè dovrebbe scontarsi una pena maggiore e perchè in genere il femminicidio debba essere punito più severamente rispetto ad un qualunque altro tipo di omicidio? E' sempre e comunque un omicidio, punto e basta. Che poi sia un femminicidio... chi lo stabilisce? Chi dice, chi è quel psichiatra o psicologo che afferma che la donna che è stata uccisa ha subito quella sorte solo perchè donna?
    Sono discorsi per far attirare la gente e tirar fuori la scusetta della misoginia. E la misandria la neghiamo certamente... in fondo l'uomo è uomo e deve cavarsela da solo, la donna ha una marcia in più.
    Questo è il mondo democratico in cui viviamo.


    p.s. Vengono registrati anche casi in cui l'aggressore è la donna e la vittima l'uomo. Pochi ci credono e si fanno pure 2-3 risate... e non vogliono che si parli anche di quello perchè si sbugiarda troppo l'idea di donna vittima e uomo carnefice.


    Il problema dei media e quello ideologico è sicuramente questa logica generalizzata e stereotipata.


    Saluti,
    Jan

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  3. Luigi Valente8 giugno 2013 01:23

    Hai sollevato un problema di cui parlo in una parte del mio ultimo articolo, relativo al semipresidenzialismo (si, faccio ampie divagazioni...)
    A stabilire la differenza tra i vari tipi di omicidio è semplicemente il potere politico, andando a creare differenze laddove il genere umano ha stabilito, tramite un processo di selezione naturale di usi e costumi di successo, che l'uccisione di un proprio simile è un comportamento da punire, a prescindere da chi egli sia.
    Quindi... sì, è tutto relativo ad ideologie, interessi, ascolti. E solo perché il parlamento è infettato dal potere politico, che dovrebbe uscirne.

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