sabato 9 novembre 2013

Crisi, frugalità, vigliaccheria e Sindrome di Stoccolma

L'Italia è una nazione che non vuole crescere e che continua a vivere col mito della vita semplice di un tempo. In realtà meno dell'1% degli attuali giovani saprebbe davvero vivere come una volta, privandosi di internet, televisione, cellulari, cibo già pronto, orari di lavoro (per chi ce l'ha) sopportabili, riviste, libri, musica sempre disponibile, bagni puliti, acqua calda sempre pronta, scarpe buone e spiccioli per andare almeno al bar. Resta tuttavia un mito presentato spesso come alternativa all'attuale società dei consumi, che non è altro che una società dove l'essere umano non è soltanto un organismo pluricellulare che lavora, mangia e dorme. 
Questo perché l'italiano è sempre stato colpevolizzato per i suoi consumi. La chiesa, prima di tutti, ha sempre puntato il dito verso gli eccessi del mondo moderno, presentando ogni svago ed ogni interesse come frutti del demonio e della perdizione. L'unico svago accettato è giocare a calcio all'oratorio, dopo la messa domenicale, e senza tirare bestemmie per i falli. Il resto è superfluo, è corruzione, è Gomorra, è eresia.
La generazione cresciuta coi Beatles è tuttora convinta che sì, questi computer saranno anche utili a volte, ma non sono indispensabili; che questi cellulari sono comodi, ma se ne potrebbe benissimo fare a meno; che sia bello che qualcuno legga ancora, ma a cosa serve dopotutto? Abbiamo già letto i libri di scuola e sappiamo tutto quello che c'è da sapere. Si accetta persino l'immigrazione con i suoi kebab, ma nessuno potrà mai battere le lasagne alla vernacchiese, quindi non ce ne facciamo nulla di quel kebab che sicuramente è fatto di carne di cane e bambini cinesi. 
Ai loro tempi non esisteva il lettore mp3 con trecento canzoni sopra, c'era il jukebox nel bar al massimo, e si usava col gettone. E se ne vantano. Ai loro tempi non esisteva che i ragazzi uscissero fino a tardi con cinquanta euro in tasca, al massimo si usciva fino alle otto di sera e con cento lire da spartirsi in tre. Ma anche qui si stava rischiando la scomunica, perché i loro genitori, quelli che avevano fatto la guerra, i veri duri della società, non approvavano neanche questo e sarebbero tornati benissimo nel 1880. Dopo aver visto quella puntata di Lascia o Raddoppia. 
Perché va bene, la nostalgia è ciò che ci fa rivivere l'infanzia, ma la colpevolizzazione del progresso è da ipocriti. Soltanto perché un tempo si stava meglio con meno, non significa che sia peccato mortale desiderare un po' di più. 

E' facile per i giornalisti far attecchire i loro articoli su un terreno tanto fertile e propenso al retrò, a ritornare a quella vita dal dolce profumo di polvere, color seppia e con sopra il logo dell'Istituto Luce. E magari col Duce che zappa qua e là. 

Carlo Carboni, esimio professore universitario con uno stipendio che gli permette di vivere nel peccato, scrive dunque sul Sole 24 Ore un articoletto in cui presenta la crisi come la panacea di tutti i mali (la tecnologia) che hanno afflitto l'Italia finora, cercando proprio i consensi di chi non riesce a convincersi che il genere umano abbia una tendenza al progresso e all'accrescimento dei propri bisogni. La Rivoluzione Industriale è solo l'invenzione dell'automobile, per loro, magari un'invenzione fortuita fatta da un tizio che tentava di fare una scultura d'arte contemporanea.
Tutto ciò che è stato inventato dopo la loro nascita è la causa della crisi. Anche le salviette umidificate.

Leggiamo cosa ci insegna Carlo Carboni:

«[le famiglie italiane] hanno reinterpretato l'odiosa austerità dei governi, sdrammatizzandola con uno stile di vita frugale, scoprendone i lati positivi.»
Ed ancora:
«L'austerità dei tecnocrati europei e nostrani ha tuonato come una punizione; la frugalità, ormai diffusa tra le famiglie italiane, è il modo più indolore per "stringere la cinghia", coniugando il senso della misura nello stile di vita con la consapevolezza della necessità di lavorare bene, risparmiare sul superfluo e l'ingiustificato, adottare un atteggiamento selettivo: la spesa per casa al discount, una settimana in meno di vacanze e, se costretti, uno o due affitti in arretrato.»
Forse non pago della sua vita peccaminosa, Carboni vede il ladrocinio del Governo come una punizione biblica per i peccati commessi finora, per il buon tenore di vita che avevamo raggiunto. Bisogna "risparmiare sul superfluo", cioè eliminare tutto ciò che non riguardi il mangiare, il dormire e il lavorare. "Adottare un atteggiamento selettivo" e fare meno vacanze, perché tanto senza lavoro non abbiamo bisogno di vacanze. Lasciare anche gli affitti in arretrato. Avete presente ne "I Malavoglia" quando scambiano due uova per sei fave? Ecco cosa dobbiamo fare. Per questo i nostri illuminatissimi e santissimi leader ci stanno togliendo tutti i soldi: per insegnarci che i cellulari non servono, che i libri sono superflui, e che tutto ciò che importa è che noi abbiamo la zuppa alla brongiolese che tutto il mondo ci invidia e che finalmente possiamo mangiare. Visto che non c'è altro. 

Ma Carboni non si ferma qui: 

«Persino lo spauracchio dell'aumento del carburante si è stemperato, nei commenti a tavola delle famiglie italiane, con la constatazione che i rincari hanno ridotto l'utilizzo dell'auto allo "stretto necessario", con una diminuzione dei consumi di carburanti da cui consegue un minor inquinamento.»

In poche parole, rassegnazione. Ma è un bene che non si usi più l'auto, si inquina meno, così non roviniamo quel patrimonio storico-artistico-culturale-agronomo che tutto il mondo, proprio ora, ci sta invidiano, e che noi non apprezzavamo perché eravamo impegnati ad andare in auto al lavoro. Quindi l'aumento dei carburanti, dopotutto, è positivo. Non fa niente che metà del salario giornaliero venga speso per andare e tornare dal lavoro.

«Lo stile di vita delle famiglie, a partire dai ceti medi, sta cambiando al punto che forse nei prossimi anni nessuno avrà più nostalgia di quei tempi sciagurati in cui credito facile e desideri volavano a braccetto dietro una finanza tanto spensierata quanto interessata.»

E' risaputo che sono tempi sciagurati quelli in cui i cittadini hanno i soldi in tasca. Un'altra bacchettata catto-nazista. 


«Meglio riposizionarsi sulla prudenza e su forme di frugalità che costituiscano un assist anche per il ponte di comando, per dare senso allo sviluppo che verrà.»

Questa non l'ho capita, ma credo voglia  dire che se torniamo a vivere come nei primi del Novecento, qualunque cosa verrà dopo ci sembrerà sviluppo. Come dire: per stare bene colpisci ripetutamente uno spigolo con la testa, quando passerà il dolore apprezzerai meglio il benessere. 

La sostanza dell'articolo, pubblicato da un giornale appartenente a una categoria che dovrebbe sostenere lo sviluppo, è che in Italia abbiamo peccato troppo e finalmente è giunto il Dio Austerità dal cielo ad ammonirci e ricordarci che desiderare è male, spendere è male, usare l'auto è male. O tempora, o mores!

Ma la cosa più aberrante è che, dopo aver letto queste sviolinate alla morigeratezza degli antichi, molti italiani si sentono rincuorati e sono davvero convinti che sia cosa buona e giusta l'essere regrediti. Sono convinti che evolversi sia stato un atto azzardato e che ora ne stiamo pagando il fio. Nella sua mentalità vigliacca, l'italiano  è riuscito a colpevolizzare se stesso per l'attuale crisi economica, senza vedere che il vero colpevole è in tv ogni maledetto giorno. 
Non potendosela prendere con il Governo, perché troppo incapaci di organizzarsi, gli italiani hanno optato per prendersela con se stessi. 
Se sfidi Tyson a duello e lui ti riempie di mazzate, è colpa tua che lo hai sfidato, non sua. E siccome l'italiano vede il Governo come una sorta di padre morigerato e dalla cinghia facile che educa la società, ha finito per accettare la crisi come uno schiaffo: sapevamo tutti benissimo che non dovevamo provocare il Governo evolvendoci, perché lo abbiamo fatto? Colpa nostra. 

Persone come Carboni sono quelle che addormentano la gente. Carboni è uno di quelli che ha venduto la sua intelligenza allo Stato, è come quegli ebrei che collaboravano con le SS nel raccogliere i cadaveri e gettarli nei forni crematori. Tenta di dirci che non dovremmo lamentarci perché ora che siamo senza auto inquineremo di meno, ora che non possiamo andare al ristorante possiamo mangiare il famosissimo cavolcitrulfiore dell'Appennino Abruz-citeriore e possiamo fare una sana partita all'oratorio. Dopo la messa, s'intende, e segnando solo in nome del Signore.

Il genere di intellettuali ai quali Carboni appartiene sono quelli che colpevolizzano tre cose: 
- il voler essere ricchi o l'essere ricchi;
- il volersi evolvere
- il volersi distinguere 

Quando muore un alpinista, uno come Carboni commenta "se se ne stava a casa, ora non gli succedeva niente".
La società che vuole Carboni, ma che sognano anche molti italiani che sotto sotto la pensano come lui, è una società dove l'individuo vive per starsene a casa ed uscirne soltanto per lavorare. Ed in casa, al massimo, può concedersi lo svago di guardare la televisione, ma sarebbe bene se andasse a dormire alle 21. Anche il sabato, perché il giorno dopo ci sono la messa e la partita.

5 commenti:

  1. Secondo me Carboni vuole che l'essere umano esca di casa solo per andare a votare.
    Per tutto il resto c'è lo Stato, come la Mastercard.

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  2. Cattia Minguzzi13 novembre 2013 20:07

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  4. Mi ricorda un che di "Ritorno al Comunismo", parte seconda.

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