domenica 13 ottobre 2013

Cronaca di un concorso pubblico all'italiana

Piedimonte Matese (CE), correva l'anno 2010 quando scopro, grazie a voci di corridoio, che il Comune aveva bandito un concorso pubblico per l'assunzione di 4 istruttori amministrativi. E' richiesto soltanto il diploma. Il bando viene pubblicato a pochi giorni dalla scadenza, ma riesco comunque a preparare la documentazione e a partecipare. Sedici euro il costo totale.
Passano i mesi, durante i quali controllo giornalmente gli avvisi del Comune. Nulla. Per circa un anno. 

Poi compare un avviso, sotto le feste, che ci invita cortesemente a  sostenere le due prove scritte in due giorni tra Capodanno e l'Epifania. Un avviso che avranno letto tutti, perché è risaputo che in periodo di feste uno si aspetta di fare le prove del concorso per il quale ha fatto richiesta un anno prima. Comunque, su 660 partecipanti previsti, quella mattina davanti alla scuola media G. Vitale di Piedimonte Matese ci sono la metà dei concorrenti. 

Dopo la lunga procedura di controllo degli ingressi, veniamo fatti accomodare nei corridoi e nell'aula magna della scuola, dove erano stati sistemati banchetti e sedie. I riscaldamenti erano spenti, quindi congeliamo per circa un'ora prima dell'inizio della prova. 

Si aprono le buste, vengono consegnati i fogli con 4 domande di diritto amministrativo, ed inizia la follia. 
Gente inizia a lamentarsi perché qualcuno (tra cui io) ha con sé i testi normativi sui quali si sarebbe svolta la prova, così come espressamente permesso dal bando del concorso, nelle ultime due righe, che nessuno aveva letto perché troppo faticoso arrivare in fondo.
La commissione, impietosita dai compaesani che non sapevano leggere, mette dunque a disposizione una copia dei testi normativi. Si alzano tutti, si crea confusione, nella ressa iniziano a venir sussurrate le risposte. "Devi copiare l'articolo tot comma tot!" "Sient ma comm se fa sta cosa?" "Scusate ma è qua il Comicon?" "Jamm jà facit'm cupià assinnò pigl' doi" e altri commenti simili. Nel giro di mezz'ora sono tutti esperti di diritto amministrativo e la prova diventa pleonastica.
Consegniamo, alla faccia  di quegli sfigati del resto del mondo che fanno i concorsi senza copiare e senza l'aiuto della commissione. 
Quelle stesse persone che invocavano il rispetto delle regole per coloro che avevano con sé i testi normativi, avevano bellamente svolto la prova insieme ad amici ed amiche.

Prova successiva. Stesse condizioni, il gelo nei corridoi, il naso congelato, le mani intorpidite, il respiro che condensa e denti che battono. In questa atmosfera molto sovietica, riceviamo la prova del giorno: scrivere un testo amministrativo. Boh. 
La traccia è abbastanza confusionale, soprattutto perché la commissione inizia a dare suggerimenti strani, e parliamo di persone che avevano si e no la terza media e che presumevano di saperne più di noi. Nei bagni si formano capannelli di suggeritori e la prova viene svolta in un comunistissimo clima collettivista. Uno della commissione mi passa accanto e mi costringe a cambiare la mia prova perché "non devi scrivere un atto amministrativo, devi scrivere blablabla". Stronzate. Devo scrivere un atto. E lo riscrivo, consultando le norme di legge che avevo diligentemente e legalmente con me ancora una volta. 

Torniamo a casa e restiamo in attesa.
Tutt'ora aspettiamo i risultati del concorso e la convocazione alle prove orali. 
Scopriamo che c'è stato qualche ricorso perché qualcuno che già lavorava nell'amministrazione voleva che il concorso fosse chiuso ai soli dipendenti comunali, giusto per preservare la casta dei dipendenti pubblici. Sento dire anche che i posti non erano realmente disponibili, ma il concorso serviva solo a stabilire una graduatoria per eventuali posti che si sarebbero liberati. Ahah, come no. E la graduatoria dura per 3 anni dalla pubblicazione del bando. 

Insomma, incassi per oltre 10.000 euro se calcoliamo che tutti abbiano speso 16 euro come me per la partecipazione. Spese minime per quello schifo di commissione, diciamo 100 euro a testa? Erano sei o sette... andiamo per eccesso e diciamo che 1.000 euro se ne son andati di spese. Di fotocopie non ne hanno fatte, la traccia del bando ce l'hanno dettata. 

Inviai un resoconto di questo schifo ad un giornale locale (mi perdonerete se non ricordo quale) ed al Corriere del Mezzogiorno, ma non ho mai ricevuto risposte né è stata scritta una sola riga al riguardo: immagino che i concorsi truccati e svolti in collettività come la maggior parte delle azioni degli ovini, siano la norma e facciano poca notizia.

Ah, già: le prove si sono svolte poco prima delle elezioni comunali, ed il sindaco è stato rieletto. Spesa pubblica, controllo del voto, clima di illegalità generale e diffusa. Sempre la stessa storia.


4 commenti:

  1. ma come, tu forse osi dubitare della validità del concorso pubblico?
    :-)

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  2. Domenico Taibbi15 ottobre 2013 10:27

    Che dire Luigi, storie cosi, io che ho 50 anni ne ho veramente sentite di tutti i colori e il brutto è che ti abitui e ne fai uno stile di vita. (Orrendo)
    Detto questo che ovviamente non vuol essere una giustificazione anzi al contrario, io penso che questo è il male dei mali perchè niente si puo mettere a posto se prima non cambiamo questo atteggiamento clientelistico e di favoritismi, mi rendo anche conto che è più facile "a dire che a fare" proprio per quello che dicevo prima oramai la gente e talmente abituata a ragione in questo modo che se ne fa un o stile di vita. per tanto tempo ho creduto che le cose potessero cambiare, forse un giorno ........
    ciao

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  3. Hai perfettamente ragione, purtroppo. Io dai miei soli 23 anni posso testimoniare ben poco dello schifo che avviene ogni giorno.
    La cosa che ho trovato più eclatante, comunque, è stata l'ostentazione sfacciata di quell'illegalità in cui si è svolto il tutto. La gente si parlava tra banco e banco, si alzava per raggiungere gli amici, parlava così in piedi come se fossero in piazza... nessuna vergogna.
    Io avevo le mani nei capelli.

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